I partitoni tra Chiazza e Taverna: Storia di un calcio d'altri tempi tra polvere, tifo infernale e nostalgia



 

In quel decennio 1960/70 si svolgevano anche i famosi tornei estivi di calcio dove da una parte  la “Taverna”,quartiere che cresceva e dell’altra la “Chiazza” cuore del centro storico. Della “Taverna “ ne facevano parte più squadre e tutte cercavano di battere l’unica squadra della “Chiazza” che ogni anno alla fine del torneo la finale si svolgeva tra “Chiazza “ e “Taverna”.Allora il campo sportivo era dove ora sul lungomare ci sono i giochi dei bambini e si giocava su un terreno di terra battuta dove la polvere spesso si alzava dal terreno.Il tifo nasceva mesi prima dove ognuno cercava  di accalappiarsi i migliori giocatori della squadra dell’Amantea. La mia squadra era già solida perché  i giocatori avevano i piedi buoni che ogni giorno giocavano davanti la strada a Largo Croce e sul marciapiede davanti il Comune a volte con un pallone fatto di pezzi di stoffa. Quando giocava la squadra della “Chiazza” il campo sportivo in ogni angolo si riempiva di spettatori  e alla scarpata della ferrovia, che fungeva da tribuna, c’era ammassata tutta la“marineria da Cicala” con un tifo infernale.Per portare al campo soprattutto quelli più anziani avevo impegnato un pulman che partiva davanti il Comune e vi ritornava. Capitò una finale di partita dove eravamo ai tempi supplementari, “Cicchinella”la nostra ala destra  sembrava incontenibile,dribbling fulmineo,agilità felina da scompigliare la difesa avversaria che bisognava fermarlo con le “cattive”dove in uno ennesimo intervento rozzo in area l’arbitro non fischio il rigore.

“Cicchinella” si staccò dalla squadra e con uno scatto felino si rubò la coppa,segno di un orgoglio smisurato. Per quelli della “Taverna” accettare la superiorità della “Chiazza” era un boccone troppo amaro da ingoiare. Dovevamo batterci contro tutte le altre squadre della “Taverna” ed i nostri  giocatori della “Chiazza”  erano costretti a mettere in campo  una grinta scatenata per l’onore delle proprie radici e le partite diventavano battaglie. Gli arbitri  erano da “Taverna” ed erano  sospettati di simpatia per le squadre  di sotto ed i loro fischietti erano sempre molto attenzionati dai nostri tifosi  che erano sulla scarpata e  facevano un tifo incessante di cori e urla che era un fracasso assordante con  piatti che sbattevano,grancassa,trombe per la carica  e quando i fischi arbitrali  contestati  superavano il livello di guardia e accendevano gli animi dei nostri tifosi , volavano i sassi ,il campo spariva ,scattavano le invasioni,nascevano i parapigli, volavano le botte e le partite diventavano arene.Ma finita la tempesta  si ritornava amici più di prima,camminando l’uno con l’altro insieme per la strada o alla pizzeria e questo era la dimostrazione del sentimento d’affetto che c’era allora e dove tuttora resta il ricordo indelebile di un’epoca irripetibile, in cui un pallone polveroso è bastato a fare una parte di  storia del nostro calcio Amanteano.

Vincenzo Vita Carino