Antonio Pellegrini

La bottega dell’artista Antonio (Tonino) Pellegrini è quasi un romantico check point prima di avere accesso alla parte nord del lungomare amanteano, la cosiddetta Marina d’a Chiazza. Tutte le auto che transitano su via Garibaldi, tutti i conducenti, per un secondo almeno, vengono “rapiti” dalle figure ritratte da Pellegrini, che sembrano affacciarsi su strada come personaggi da una scenografia teatrale.

Olio su tela è il suo pane quotidiano, una tela spesso e volentieri da lui stesso confezionata e incorniciata, sulla quale si depositano i soggetti vari, ispirati dagli incontri che la vita riserva. Nelle tele di Tonino ci sono uomini e donne conosciuti ad Amantea o nei paesi vicini, omaggiati per la loro cordialità e affabilità. Ci sono vedute di monumenti, di chiese, del mare, degli scogli, ci sono sguardi profondi, movenze eleganti, persino nudi eloquenti. Tonino Pellegrini è stato a diretto contatto con Salvatore Fiume, genio del ‘900, e forse quei nudi ne sono un riflesso. Nella bottega abbiamo notato anche una fase cubista, in cui geometrie, incastri bizzarri e colori vanno a riprendere le atmosfere dei followers di Picasso.

Pellegrini era già bravissimo alle medie, faceva i disegni per i compagni e il prof Conforti lo puniva se si accorgeva dell’inganno. Conserva ancora una Pietà, a matita, bianco e nero, fatta nel ’73, la prima grande opera uscita dalle sue mani. Con una borsa di studio avrebbe potuto fare un percorso alle Belle Arti di Catanzaro, ma la sua vita si svolgerà altrove. Emigrazione in Venezuela, dove il contatto con l’arte non diminuisce perché Tonino lavora nell’industria pubblicitaria. Quando avviene il ritorno definitivo in Calabria, il suo talento troverà uno sbocco nel mondo delle illustrazioni. Il direttore Frangella, artefice di Calabria Letteraria, lo porta in giro per la regione quando c’è da fare bozze, schizzi, profili, disegni dei paesaggi e dei monumenti di cui si parla nella rivista. Sono anni di grandi soddisfazioni per il Tonino disegnatore, ma la produzione artistica su tela non si ferma e la fama dei suoi quadri si espande.

Tornando alle figure riprodotte, se nel dipingere la chiesa matrice di Amantea il risultato è magnifico, perché sembra di vederla, armoniosa, illuminata dalla calda luce mediterranea, quando Pellegrini si sofferma sui dettagli di uno sguardo il risultato è altrettanto magnifico ma cambia il sentimento dello spettatore attratto da quello sguardo… il personaggio ritratto assume infatti contorni straordinari, potremmo dire esotici e local insieme. Sentimento stranissimo. Il tratteggio della figura è, magari, chiaramente ispirato dal vestiario locale, dalla tradizione del posto, però le combinazioni di colori utilizzati ci danno la sensazione di qualcosa di straniero, di affascinante perché proveniente da un ambiente estraneo all’immaginario locale, di seducente, anche di misterioso. La sensazione della seduzione la si avverte in parecchie tele, come se le figure porgessero un dettaglio che fa scattare subito la curiosità di approfondire, di avvicinarsi a scrutare.

Oggi, se viene chiesto in strada ad un amanteano di associare il nome Pellegrini ad un quadro, la risposta sarà al 99% un dipinto che parli dell’Amantea storica, il centro medievale, i suoi scorci celebri, ma anche le sue caratteristiche gastronomiche, le tradizioni popolari. Tutto ciò rivive nella pittura di Tonino. Una vena creativa che sembra alimentarsi della brezza che soffia dalla marina dei pescatori chiazzitani. Quel bel vento che s’incanala sotto il pontino della ferrovia è forse uno spirito vivificatore, sorgente di ispirazione per Tonino che è sempre pronto a catturare nuovi sguardi, nuove movenze, nuovi angoli mai esplorati prima.