Camilla Thompson de Martino

C’è un “posticino”, nel centro storico di Amantea, dove l’arte è di casa, non appena si varca la soglia, non appena si volta lo sguardo alle pareti, non appena si stringe la mano di coloro che vi abitano. Creazioni artistiche disseminate nei volumi di palazzo Carratelli, edificio cinquecentesco che è nell’elenco delle Dimore Storiche Italiane da diversi anni. Camilla Thompson de Martino è la regista di innumerevoli operazioni artistiche, andate in scena proprio in queste sale, ambienti che periodicamente ospitano momenti di felice condivisione, mostre che sulle locandine prendono il nome de “La Galleria Amantea”. Camilla è inglese, innamorata di Amantea da più di trent’anni, un paese che ha fatto breccia nel suo cuore e in quello di Gian Ludovico de Martino, suo marito, già Console Generale nella Leningrado-San Pietroburgo dei primi anni Novanta e poi Ambasciatore nella rovente Baghdad dei primi Duemila.  

La cittadina tirrenica è sempre stata una fucina di talenti pittorici, Camilla sta selezionando di volta in volta il meglio della produzione artistica locale, scegliendo un tema che accomuni le splendide tele ospitate. Ma è lei stessa artista dalle mille passioni. Lei che da piccolina, a dieci anni d’età, nell’Inghilterra di fine anni ’40 frequenta un istituto che aveva come obiettivo l’educazione alle arti. A Tring studia teatro, balletto, disegno. Ci racconta di non aver mai vissuto l’arte come un impulso irrefrenabile, mai da professionista, ma comunque di essere sempre stata, nella sua vita, immersa nell’arte. Mille passioni hanno attraversato la sua esistenza, dalla scenografia fino all’arte ceramica, passando per la pittura coltivata per molto tempo in solitudine, lontana da riflettori ed esibizioni.

A 17 anni un soggiorno fiorentino, e la frequentazione dell’Accademia di Belle Arti, sono stati un momento di svolta. Figure come il pittore Giovanni Colacicchi, oppure personaggi come Ottone Rosai, hanno innescato in Camilla un processo di ulteriore avvicinamento alla pittura e alla conoscenza dei materiali. Il ritorno a Londra e il dedicarsi alla famiglia interruppero per un po’ il suo fermento artistico, ma era usuale vederla cimentarsi nella ritrattistica. Ancora oggi, la capacità di cogliere le bizzarrie della fisiognomica le consente di fare dei ritratti superlativi. Non una semplice riproposizione di una figura, il suo ritratto è qualcosa di più profondo, in cui compaiono indizi dell’anima della persona rappresentata. Nella permanenza in U.R.S.S. sono stati ad ogni modo decisivi, per lei, gli insegnamenti del grande professore Mikhail Devyatov sulle tecniche di pittura.  

Se si fa una camminata dentro palazzo Carratelli, si notano i diversi materiali manipolati da Camilla per le sue creazioni. Acrilico, olio, carboncino, pastello, gesso, ceramica. Le abbiamo chiesto una definizione di se stessa. Realista, perché i suoi occhi d’artista guardano alla realtà come ad uno spazio da interpretare. Realista primitiva, nel senso che non viene da una corrente artistica, né da una scuola specifica. Realista primitiva, e un po’ impressionista, poiché non conta la figura in sé, non contano le linee della forma, ma conta l’impatto immediato di una combinazione di colori, di una serie di pennellate sinuose, conta la suggestione che il dipinto sprigiona al primo incontro con gli occhi.