Mario Bruno
Mettersi a dipingere al mattino, un rapporto con l’arte che inizia con le prime sensazioni recepite dalla notte e dal nuovo giorno che sta per mostrarsi, come se la prima boccata d’aria fresca, alla finestra, fosse sintetizzata nell’azione di sedersi di fronte ad una tela vuota da riempire, oppure una tela ancora non ben definita ma con un soggetto che sta prendendo forma. Mario ci dice che il suo rapporto sentimentale col disegno comincia proprio con i primi bagliori del giorno, dopo la sveglia e il caffè. Sente la necessità di pensare a cosa le sue mani riverseranno su quella tela.
Ad un primo sguardo, se con occhio veloce passiamo in rassegna i capolavori di Mario Bruno, notiamo che c’è una straordinaria variazione nelle sfumature di ocra e affini. C’è una tonalità ocra per gli agrumi, una per i tetti delle case, un’altra ancora per i sentieri in terra battuta. Mario padroneggia un’infinità di soluzioni che dall’ocra hanno inizio, per poi svilupparsi in trame incredibilmente ricche e poetiche. Sì, tanta poesia nei suoi quadri di evidente, chiara matrice impressionista. Sono tanti i paesaggi amanteani dipinti, scorci incantati che grazie al quadro pittorico acquistano ulteriore bellezza. E sono tante le scene di campagna, agricole, di rigogliosa vegetazione, frutteti lussureggianti. Mario ha il cavalletto sempre pronto all’uscita, pennello e tavolozza sono sempre sull’uscio di casa in attesa di una visione che fra non molto arriverà.
L’impressionismo, dicevamo. I francesi, Monet, Renoir, Sisley, grandi pittori che lo hanno accompagnato in un cinquantennio di produzione artistica. Mario ci racconta di quando era piccolo e fu attratto da un disegno che il fratello stava preparando. Sentì il bisogno di fare la stessa cosa, comprò una tela e se la mise vicino al letto, in attesa di una ispirazione che sapeva sarebbe arrivata. Ricorda di quando giovanissimo cercava di carpire qualche “segreto” del mestiere dai pittori già attivi, quella amanteana è stata una fucina di artisti immensa. Ciascun autore è stato capace di sviluppare poi, a modo suo, uno stile ben distinto. Quello di Mario è ben impresso nell’immaginario collettivo degli amanteani.
Il grande Orfeo Reda fu tra i primi a ospitare le sue tele, in un angolino tra ss 18 e via Margherita, poi successivamente un altro meraviglioso spazio espositivo è stato Il Glicine di Totò Sciandra, l’idea magnifica nata tra via Margherita e la Calavecchia che ancora oggi è ricordata da tutti con enorme piacere.
Olio, acrilico, anche tecnica mista, i quadri di Mario Bruno si ammirano a centinaia nelle case d’Europa e del mondo, perché fortunatamente le commissioni non tardano ad arrivare. I colori («quelli di serie A», puntualizza lui, ovvero quelli pregiati) e i vari materiali, molte volte sono stati comprati da Emilio Pirillo in quel negozietto chiamato Stilarte, che ha fatto la storia recente di Amantea.
Ci piace rimarcare due cose, tratte dalla conversazione diretta avuta con l’artista. Prima di tutto un suo talento particolare: la capacità di rendere alla perfezione degli ambienti di cucina di fine ‘800, primo ‘900, con gli strumenti e gli oggetti che ben identificano un’epoca oramai scomparsa, come le “cuadare” antesignane delle pentole moderne. Sono una chicca, dettagli minuziosi che impreziosiscono alcune scene.
Infine vogliamo ricordare un’Amantea vista dal mare, probabilmente un’Amantea cinquecentesca o giù di lì, che somiglia a quella poi mandata in stampa molti anni dopo dall’abate Pacichelli, dove l’insenatura della Calavecchia viene tratteggiata con maestria, quella baia da cui partirono gli amanteani impegnati valorosamente nella battaglia di Lepanto.







