Rosalinda Miceli
Quando si fa una chiacchierata con gli artisti cresciuti ad Amantea, e si vira il discorso sugli anni ’80 – ovvero lo scorcio di quel decennio favoloso e poi tutta la decade piena di cambiamenti sociali – spesso le parole si soffermano su quella mitica esperienza di arte e comunicazione condivisa che fu Vico III, che animò il centro cittadino di via Margherita. Bene, la nostra Rosalinda Miceli con gioia ci racconta della sua partecipazione a quel fermento pittorico-civico, che forse era più di una semplice voglia di condividere arte, e non tardava a lanciare messaggi sociali, politici, molto sofisticati. Un esempio? Quando ci passate, notate il murale sotto il ponte ferrovia di via Margherita, una critica allo sport contaminato dal capitalismo e dalla sete di guadagno.
L’arte è sempre stata un veicolo per sostenere dei cambiamenti o per porre l’accento su un problema, e Vico III in alcune occasioni fu centro di elaborazione di un pensiero che commentava la cangiante società degli anni Ottanta. Quel fermento è rimasto vivissimo in Rosalinda, che oggi esprime la sua visione del mondo con opere che sottolineano, per esempio, l’urgenza di tutela delle donne di fronte a una violenza che impressiona ogni volta di più.
Autodidatta, una vita tra Amantea, Roma e Lamezia (dove vive), impara l’arte e la custodisce con cura grazie all’esempio pittorico di papà Vittorio. Rosalinda ha ripreso la sua produzione artistica – sempre e solo per passione – durante l’isolamento forzato causa pandemia della primavera 2020. Proprio durante quel particolare periodo di incertezza, un documentario visto in tv ha fatto scaturire in lei una curiosità per la vita, le attitudini e la psicologia dei cavalli che diventeranno uno dei soggetti prediletti. Il modo in cui Rosalinda disegna un profilo giocoso di cavallo, con la criniera colorata, è diventato in questi anni un marchio distintivo della sua arte.
Influenze, tante… da Chagall a Keith Haring, ma anche quel disordine ragionato di linee, curve e pennellate che proviene, chissà, da ambito post cubista. Fu una mostra ammirata a Basilea, e poi gli incontri con Vico III, il genio di Franco Magli con le estemporanee su Aiello Calabro, a suscitare in Rosalinda la consapevolezza di poter esprimere una sua visione artistica. Come molti pittori, anche lei ha attraversato e attraversa tutt’ora fasi espressive contraddistinte da elementi diversi. Gli esordi sono caratterizzati da colori caldi. La sua crescita passa dalle lezioni del maestro Alberto Repetti e i ritratti dal vivo visti fare a Marcello Balestrieri. Rosalinda Miceli non disdegna magnifiche sperimentazioni sul paesaggio, gli scorci del mare e di Amantea compaiono di tanto in tanto nelle sue esposizioni, alternati a dipinti anche astratti e ricchi di colori. Figure equine, asinelli, galline, caprette completano il “cast” di figure rappresentate. La sua arte di colori a olio, vernici, acrilico, tecnica mista, su tela e su tavola ma persino su tegole abbandonate, fanno capire il carattere volitivo di Rosalinda.


