Salvatore Tonnara

“Via Cavour n. 5” potrebbe essere benissimo il titolo di un documentario in onda su Sky Arte, oppure il battesimo di una serie tematica di accessori per abbigliamento. Ad Amantea, invece, è una storica residenza d’artista, nel senso che ci vive una figura memorabile del panorama artistico locale e regionale: Salvatore Tonnara. Già l’incipit di via Cavour preannuncia la sua presenza, con una sequenza di immagini delle sue opere variopinte, oppure vere e proprie creazioni da lui messe in mostra sul marciapiede, in quella prima rampa della via che conduce su fino alla chiesetta di san Francesco. Il maestro Tonnara è un premio Oscar del colore. Ci confessa che, a volte, il bello della sua produzione sta proprio nella ricerca del colore perfetto, ovvero la tonalità che la sua anima in quel momento precisissimo vuole spargere sulla tela. Senza il colore esatto, non vai da nessuna parte. Il quadro non comincia proprio, se non hai il colore che i tuoi occhi d’artista vogliono vedere.

Nato nel ’43, Salvatore ha cominciato quasi per caso, da bambino, a cimentarsi con una giocosa pittura, ma non immaginava minimamente ciò che poi sarebbe avvenuto dopo. A 16 anni, con suo fratello Pino, partecipano con successo ad una mostra nella Galleria di Resina (Napoli). Salvatore ci dice che suo fratello fece un figurone, si lascia andare ad un elogio per lui molto emozionante, sembra quasi che in quel frangente dovesse essere Pino quello della famiglia destinato all’Arte. C’è stato un tempo in cui la vita di Salvatore sembrava proiettata verso l’insegnamento, e dunque nella decade da ventenne Salvatore quasi tenne a distanza la pittura, per non farsi travolgere, pur dilettandosi qua e là. Salvatore divenne pure professore di ruolo a Milano, nel 1982, quando il sacro fuoco dell’arte lo stava per avvolgere completamente ma ancora non aveva optato per una vita totalmente dedita all’arte. Poi lo farà. Lascerà la scuola e farà solo arte. Per tutti gli anni Settanta Salvatore si è diviso tra l’impegno scolastico e il richiamo dell’arte. Fin dal 1972, quando all’età di 29 anni andò alla Casa del Colore di Garritano, in via Dogana (vicino via Margherita) perché sentiva un impulso irrefrenabile di stendere qualcosa su tela. È il momento decisivo: estate del ’72, Salvatore riprende il discorso pittorico interrotto da adolescente.

Ricorda di aver dipinto uno scorcio di Amantea (centro storico), inquadrando il soggetto dalla vecchia statale più o meno in una curva sotto il cimitero, guardando verso un cipresso inclinato. Regalò il quadro in famiglia, un primo capolavoro di una lunghissima carrellata di soggetti che la comunità amanteana iniziò ad amare.

Ci racconta degli aneddoti, Salvatore… Il suo essere autodidatta vivacissimo, ma consapevole delle tendenze e delle correnti artistiche contemporanee. Menziona delle influenze avute da Carrà, Morandi, Rosai, e poi una reminiscenza improvvisa ci conduce nel fiume santa Maria – quando ancora palazzi non ce n’erano – e Salvatore soleva dipingere un vecchio casolare chiamato la Lumera, un soggetto da lui molto amato.

Due momenti di svolta. Un invito a esporre nel circolo Morandi – un circolo socialista – di fronte l’edicola di Segreti, e poi le prime uscite pubbliche, su marciapiede, accanto alla libreria di Tonino Morelli su via Margherita. Forse è proprio nei paraggi del grande ritrovo letterario di Tonino che gli amanteani cominciano ad accorgersi di Tonnara. È su via Margherita – tra anni Settanta e anni Ottanta – che Tonnara diventa Tonnara. Matura in lui la convinzione di essere un ‘pittore da marciapiede’, a diretto contatto con il pubblico curioso. Il dipinto di Tonnara attrae i passanti, come può attrarre un paio d’occhiali sgargianti sul viso, tra la folla, o come può attrarre una capigliatura voluminosa in mezzo a tante ‘teste normali’. Tonnara capisce che deve stare tra i passanti di via Margherita e si andrà a sistemare – per quarant’anni – nell’androne del palazzo dove un tempo c’era il comando di polizia municipale. A pochi passi da quell’androne sta il celebre Vico III, l’esperienza artistica a cielo aperto coniata con il mitico artista Franco Magli di Aiello – che diventerà suo amico e con cui condivide un sacco di idee. Di vico III rimane una targa, poiché la via ora è percorribile con le auto.

La ricercatezza del colore, insistentemente inseguita da Tonnara, lo avvicina alle invenzioni di Monet. «Ma se oggi diciamo Tonnara? a cosa pensa la gente?». Il tema che saltella nella mente di chi pensa a Tonnara è certamente la Natura e la Farfalla è, senza dubbio, un qualcosa con cui identificarlo. Nonostante grandiosi paesaggi, volti e nudi fatti con maestria, soggetti religiosi, nature morte, indios… la farfalla intrappolata nei suoi bellissimi colori è immediatamente associata a Tonnara.