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Quando la Felicità durava tre Mesi.

Amantea e le Vacanze degli anni 60 e 70

Se chiudete gli occhi e provate a immaginare l’odore di benzina super, il sapore del gelato al limone nel cono e il suono del “Geghegè” che esce da un jukebox sulla spiaggia, siete ufficialmente tornati indietro nel tempo. Benvenuti negli anni ’60 e ’70, l’epoca d’oro in cui l’Italia ha imparato a correre, a sognare e, soprattutto, ad andare in vacanza.

Oggi le ferie si incastrano a fatica tra un impegno e l’altro, ridotte a una settimana o a un weekend “mordi e fuggi”. Ma un tempo, ad Amantea, la parola “vacanza” aveva tutto un altro respiro: era un rito, una stagione della vita che ridefiniva la mappa stessa della nostra città.

La Grande Fuga: quando la scuola chiudeva a Giugno

Il segnale di partenza era sempre lo stesso: l’ultimo giorno di scuola a inizio giugno. Da quel momento, per i ragazzi, si apriva un oceano di tempo libero che si sarebbe chiuso solo a ottobre. Tre mesi interi di libertà assoluta. Le mamme e i bambini si trasferivano qui per tutta la stagione, mentre i padri facevano i “pendolari del fine settimana”, raggiungendo la famiglia il sabato.

L’Italia del Boom Economico era un motore su di giri. La manodopera cresceva a ritmi vertiginosi, le fabbriche lavoravano a pieno regime e la Fiat sfornava migliaia di utilitarie al giorno. La mitica 600 prima, e la 500 poi, cariche all’inverosimile con i portapacchi legati con le corde elastiche, affrontavano la Salerno-Reggio Calabria per portare le famiglie finalmente a mare.

Il progresso e la divisione dei quartieri: “Chiazza” e “Taverna”

Mentre nelle case si faceva largo la modernità – ed gli elettricisti erano le figure più richieste per installare i primi frigoriferi e i televisori in bianco e nero – Amantea viveva la sua magica dualità geografica e sociale.

Erano gli anni in cui la distinzione era netta e affascinante: c’era la marina da “chiazza” (legata al centro storico, alla piazza alta, alle tradizioni più antiche) e la marina da “taverna” (la zona bassa, commerciale, che cresceva e si sviluppava proprio sull’onda del progresso e del turismo). Due anime dello stesso paese che d’estate si univano sul bagnasciuga, pronte a godersi vacanze “infinite” che spesso duravano due mesi pieni. 

Questa storica rivalità tra “chiazza” e “taverna” non si limitava all’appartenenza geografica, ma si accendeva ed esplodeva proprio nei mesi estivi attraverso i mitici tornei di calcio. Sul campo, le due fazioni si scontravano in partite epiche, sentitissime da tutta la popolazione, dove l’orgoglio del quartiere valeva più di qualsiasi trofeo e infiammava le discussioni sotto gli ombrelloni per giorni interi.

Le giornate al mare: dal Lido Azzurro a Coreca

Le nostre spiagge si trasformavano in una distesa infinita di ombrelloni colorati. C’era un posto per tutti, ma ognuno aveva la sua isola felice.

Le giornate scorrevano lente tra i tuffi dal pattino e le lunghe chiacchierate al Lido Azzurro, vero punto di riferimento per intere generazioni, dove la colonna sonora dell’estate era dettata dal jukebox. E poi c’era la magia della scogliera di Coreca. Con i suoi scogli maestosi e l’acqua cristallina, Coreca era la meta prediletta, la spiaggia d’elezione della “Cosenza bene”. Professionisti, medici e famiglie della borghesia cosentina scendevano ad Amantea e trovavano in quell’angolo di paradiso il loro salotto estivo, trasformando la scogliera in un luogo elegante e iconico.

L’energia della Polisportiva De Luca e le tradizioni d’estate

Ma il vero motore dell’animazione e del folklore amanteano in quelle estati ruggenti era la mitica Polisportiva De Luca. Grazie al suo instancabile attivismo, il paese si trasformava in un palcoscenico a cielo aperto capace di coinvolgere residenti e villeggianti in appuntamenti entrati di diritto nella leggenda locale con il suo calendario denominato Sport Estate.

Impossibile dimenticare la celebre Marcialonga: una corsa podistica non competitiva che partiva dal vicino e suggestivo borgo di San Pietro in Amantea per poi snodarsi in discesa, tra curve, risate e fatica, fino all’arrivo trionfale nel cuore di Amantea. Un rito collettivo che univa i due comuni in un grande abbraccio di festa.

E poi, l’evento forse più spettacolare e atteso: la famosa partita di scacchi con le figure viventi. Sulla scacchiera gigante si consumava una sfida totale che andava oltre il gioco e metteva in scena le due anime produttive del territorio: da una parte i pescatori, fieri custodi del mare, e dall’altra i contadini, legati alla terra e alle colline. Con i figuranti in costume che si muovevano come torri, alfieri e re, ogni mossa era accompagnata dal fiato sospeso del pubblico, in un perfetto e teatrale connubio tra cultura, gioco e identità popolare.

I sapori delle serate amanteane.

Negli anni ’60 e ’70, la vita sociale di Amantea si accendeva all’imbrunire, quando una moltitudine di cittadini e visitatori iniziava ad affollare la centralissima Via Margherita. A tracciare la storia della ristorazione locale di quel periodo furono anzitutto i pionieri Gugliuzzi e Vairo. A questa storica tradizione si affiancarono, nel corso degli anni, nuove insegne pronte a raccoglierne il testimone e a diventare i nuovi luoghi del cuore della comunità: tra queste, si ricordano in particolare la pizzeria Viola e La Lanterna Rossa.

Sotto le stelle dell’Arena Sicoli e il ritmo della notte

Ma il vero capolavoro delle notti amanteane era il cinema all’aperto. Chi ha vissuto quegli anni non può non provare un brivido di nostalgia pensando alla mitica Arena Sicoli.

Entrare all’arena significava sedersi sulle sedie di ferro, con il cielo stellato sopra la testa e lo splendore del centro storico che sovrastava il grande schermo, l’arietta era da portarsi una copertina per le gambe. Si guardavano i grandi film dell’epoca.

Tra il rumore del proiettore in sottofondo, il profumo di popcorn e le bibite fresche, l’Arena Sicoli era il luogo dove i giovani si scambiavano i primi sguardi complici e gli adulti sognavano a occhi aperti.

E per i più giovani, le calde notti d’estate non finivano mai all’Arena. Il richiamo della musica era irresistibile e la movida dell’epoca si divideva tra le spettacolari serate in discoteca al Fauno e alle Formiciche. Erano i templi del divertimento notturno, luoghi magici dove si ballava sotto le stelle fino alle prime luci dell’alba, sospinti dai successi del momento e dai primi lenti che facevano battere il cuore.

 

Un patrimonio di ricordi da salvare

Gli anni ’60 e ’70 hanno lasciato ad Amantea un’eredità fatta di sorrisi, di canzoni cantate in spiaggia, di sfide rionali, di corse lungo le strade e di una profonda fiducia nel futuro.

In sintesi, per Amantea gli anni ’60 e ’70 furono gli anni in cui la città imparò a guardare il mare non più solo come una risorsa per i pescatori, ma come la chiave d’oro per il proprio futuro economico e sociale.