San Pietro in Amantea
Ritrovarsi alle feste sampietresi, d’estate, è la vera ricchezza degli affezionati villeggianti che popolano il comprensorio o che risiedono proprio in San Pietro in Amantea. 350 metri sul livello del mare e un’aria fresca, pulita e frizzante che è invidiata da tutti. Non c’è evento organizzato dalle associazioni o dalla Pro Loco che non attiri la presenza di centinaia di buongustai, festanti e desiderosi di assaggiare la buona gastronomia partorita dalle sapienti mani delle signore chef del posto. Cose che non troverete in alcun ristorante, guida o programma tv.
La fede religiosa scandisce le tappe di festa collettiva nell’anno solare. Tra tutte le credenze, la devozione per la Madonna delle Grazie fa battere il cuore di tutti, attirando verso San Pietro anche pellegrini a piedi.
La chiesa vecchia di San Bartolomeo Apostolo si prende la scena nel cuore del centro storico. É un edificio di una verticalità impressionante, il cui tetto è stato ricreato con un ottimo recupero architettonico in anni recenti, dopo il collasso avvenuto nella prima decade del ‘900 in seguito a rovinoso sisma. L’immensa navata unica era secoli addietro arricchita da bellissime cappelle nobiliari. Le famiglie più facoltose amavano disporre di spazi sacri per rivolgere suppliche ai santi prediletti, e versavano regolari canoni per poter seppellire i propri cari nelle chiese più importanti. Quella di San Bartolomeo – patrono festeggiato il 24 agosto – era la chiesa di fattura seicentesca più pregevole, che sfidava in bellezza barocca anche quelle sontuose della vicina Amantea. Oggi la muratura interna lascia intravedere qualche scorcio delle antiche rifiniture e decorazioni. Nel ‘600, ricordiamolo, San Pietro finì nelle mani di un ambizioso feudatario, il principe Ravaschieri il quale già possedeva Belmonte Calabro a pochi km di distanza. Il paese si staccava, per la prima volta, dall’orbita politica di Amantea, l’universitas affacciata sul mar Tirreno che godeva di particolare autonomia concessa dal re. Ravaschieri, che ambiva a essere considerato nel novero delle famiglie più illustri, sicuramente elargì somme importanti di denaro per sostenere la costruzione dell’edificio e per abbellirlo.
Il fascino di questo imponente spazio sconsacrato è divenuto, oggi, una sede naturale per allestimenti di mostre, ricercata da artisti fotografi, pittori, scultori e abili artigiani di metalli e tessuti.
Tra i protagonisti civili vogliamo ricordare l’umile maestra di scuola elementare Ines Nervi Carratelli, eletta democraticamente e nominata sindaco dal 1946 al 1952. Fu tra le prime donne in Italia ad avere l’onore di essere il primo cittadino nello sconvolgente scenario del dopoguerra post fascismo. Una delle tre donne sindaco in Calabria, le altre due elette furono Lydia Toraldo Serra a Tropea e Caterina Tufarelli a San Sosti. Non era facile dare speranza, a quei tempi. Ma Ines fu tra le promotrici di una lunga stagione di ripresa. San Pietro vide la pavimentazione di alcune strade e un primo impianto fognario – come ha segnalato la documentazione raccolta dal professor Francesco Gagliardi. É ricordata nella Sala delle Donne, a Montecitorio, tra i ritratti delle coraggiose “ragazze del ‘46”, madri della nascente Repubblica. A Ines è dedicato un premio letterario di poesia.