Falconara Albanese

Il XV secolo fu senza dubbio uno dei periodi con i cambiamenti più eclatanti nel Meridione d’Italia, dal punto di vista di società, economia, evoluzione del territorio. I nuovi regnanti, a Napoli, ovvero gli Aragonesi, dovettero fronteggiare tante emergenze e crisi. Tra queste ci fu l’arrivo di migliaia di profughi albanesi, che dalla madrepatria dovettero scappare per paura di ritorsioni militari dei nuovi dominatori Ottomani. Gli albanesi avevano perso il leader indiscusso, Giorgio Castriota Skanderbeg, e la loro unità si era frammentata. Il Nord della Calabria fu luogo ospitale per i rifugiati, il Re suggerì le linee guida per ricollocare decine e decine di gruppi familiari. Fu così che un gruppetto di albanesi in fuga si spinse fino alla sponda tirrenica, allora soggetta al feudo di Fiumefreddo. La leggenda vuole che sette furono le famiglie in fuga, nel 1470, che si fermarono qua.
Nella parte antica del paese, cinquecentesca-seicentesca, a catturare lo sguardo è uno strano ma imponente masso monolitico, avvolto dalla vegetazione, alto circa 50 metri. Denominato il “castelluccio”, lo si raggiunge tramite più rampe di gradini. Una croce, posta in cima, sembra accogliere su di sé la protezione divina per poi spargerla sul centro abitato. Nello sperone roccioso c’è la chiesetta del Castelluccio o dell’Assunta, che forse, chissà, nel Medioevo era ricovero di eremiti. C’è un’edicola votiva con la scultura della Madonna Assunta, fatta in pietra lavica nera, ma con mani e viso bianchi.

Tra i culti più sentiti, con annessa chiesa (XVIII secolo) da visitare, c’è quello per la Madonna del Buonconsiglio, invocata dal popolo arbereshe nei momenti di più intensa difficoltà della loro storia. È la patrona del paese (si festeggia la seconda domenica di settembre). Il rito cristiano, di tradizione orientale, si conserva nella liturgia che prevede coinvolgenti momenti di celebrazione collettiva specialmente nei matrimoni. I sacerdoti, che possono avere famiglia, appartengono all’Eparchìa di Lungro, la quale ha un proprio ordinamento pur dipendendo dal Vaticano.
A Falconara la lingua albanese (di quasi mezzo secolo fa) resiste alle insidie del tempo, mentre il Comune ha allestito un piccolo museo dei costumi e della cultura arbereshe.

La zona marina corrisponde alla lunga schiera di case di Torremezzo, che negli anni ’80 e ’90 è stata definita a ragione la… marina di Cosenza! È una tra le spiagge libere (sabbia e sassi) più vaste di tutta la regione, con un mare favoloso.